Il regista pratese porta sul grande schermo, dal 29 ottobre, una Toscana diversa e protagonista del racconto
Dio ride accompagna il pubblico dritto nella Toscana del Seicento dove Frate Leopoldo, interpretato da Pierfrancesco Favino, predica per le campagne con un linguaggio semplice, avvicinando la gente a Dio facendola divertire.
Il film, sostenuto dal Bando Cinema e Audiovisivo di Regione Toscana, si prepara ad incontrare gli spettatori nelle sale italiane dal 29 ottobre.
Le location toscane nelle scene del film
Le location contribuiscono a ricreare le atmosfere della Toscana del ‘600, diventando parte integrante della narrazione. Le riprese si sono svolte in diverse località della regione, con la collaborazione di TFC, attraversando le province di Pisa, Siena, Pistoia e Arezzo.
Il viaggio di Fra Leopoldo comincia in un mondo segnato dalla peste e dalla distruzione. Le prime scene raccontano un convento, quello di Bevagna in Umbria, avvolto dalle fiamme, dal quale il protagonista cerca di mettere in salvo il proprio Priore (Paolo Rossi). Il convento è la Pieve di Ponte allo Spino a Sovicille, antica chiesa di epoca romanica. I due frati lasciano poi l’Umbria per arrivare in Toscana, nel borgo di Santa Flora, ambientato nella frazione di Gallena a Casole d’Elsa. Il convento di Santa Flora è il luogo dove frate Leopoldo viene accolto da Maurizio Lombardi nei panni del priore sfigurato Fra Monaldo. A restituire le atmosfere monastiche del convento è la Badia Camaldolese a Volterra. Nell’antico complesso sono state ambientate anche le scene della sala delle torture dove viene portato Fra Leopoldo.
Durante la fuga Leopoldo e il priore, sofferente e malato, attraversano una Toscana insolita toccando i canyon a Castelnuovo Val di Cecina, in provincia di Pisa. Il luogo dove si rifugiano è la Falesia di Celsa a Sovicille, storica palestra naturale di arrampicata sportiva ricavata all’interno di un’ex cava di marmo giallo e calcare. La Falesia diventerà la meta di pellegrinaggio dei fedeli che seguono il frate. A Bagni San Filippo, nel comune di Castiglione d’Orcia, è ambientata una delle sequenze più intense del viaggio: Fra Leopoldo lava il corpo del priore dopo la sua morte.
Tra le tappe del percorso di Fra Leopoldo c’è il Castello della Chiocciola a Monteriggioni. La dimora della contessa Isabella Del Debbio, interpretata da Alma Noce, ricorre più volte nel film, così come la sua torre, teatro dei confronti tra il cardinale Maculani e Leopoldo, che il porporato tenta di convincere ad abiurare. Tra le location più suggestive e meno conosciute scelte da Veronesi spicca Montingegnoli, piccolo borgo fantasma nel comune di Radicondoli, in provincia di Siena. Nel film, il paese diventa l’Asilo dei lunatici, il luogo in cui vengono rinchiuse le donne considerate estranee alla ragione, descritte nel racconto come coloro che «hanno perso il lume». Gli interni invece sono stati girati a Villa Chigi Farnese, già delle Volte Alte, splendida residenza progettata da Baldassarre Peruzzi nel ‘500.
Villa Torre Fiorentina, a Siena, con le ricche sale affescate e il giardino all’italiana, è l’abitazione privata del Cardinale Maculani (Silvio Orlando). A Pistoia, il Palazzo Comunale ha ospitato le scene del processo al Tribunale di Roma, con la lettura della sentenza di Leopoldo nella Sala Maggiore, davanti al Papa e al Cardinale Maculani. Le scene invece della prigione papale, dove avvengono le torture di frate Leopoldo, sono state realizzate negli interni del Palazzo del Comune di Monte San Savino ad Arezzo.









