“Dio ride” di Giovanni Veronesi chiude Venezia 83 con 12 minuti di applausi

Ambientato nella Toscana del ‘600 il film ha chiuso l’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia

Interpretato da Pierfrancesco Favino, Silvio Orlando, Alma Noce, Francesco Gheghi e Maurizio Lombardi, narra la storia di un frate cappuccino con la straordinaria capacità di predicare alla gente il Vangelo con il sorriso e un pizzico di comicità. Sfuggito alla peste diventerà però prigioniero dell’Inquisizione.

Il film è sostenuto dal Bando Cinema e Audiovisivo di Regione Toscana Anno 2024.

Prodotto da Indiana ProductionOgi Film e Piperfilm in collaborazione con Netflix, il film è scritto dallo stesso Giovanni Veronesi e da Nicola Baldoni, Gianluca Bernardini e Nicola Deorsola con la collaborazione dello storico Paolo Portone e del sacerdote Jean Jacques Ilunga.

Il film uscirà nelle sale il 29 ottobre ed è distribuito da PiperFilm.

(©Piper Film)

Girato in Toscana fra settembre e ottobre del 2025, tra le province di Siena, Pisa, Arezzo e Pistoia. I costumi del film, a cura di Carlo Poggioli, sono stati confezionati nei laboratori di sartoria di Manifatture Digitali Cinema a Prato.

Le location del film e la dichiarazione di Veronesi sulla Toscana

Girato in Toscana fra settembre e ottobre del 2025, tra le province di Siena (Palazzo del Capitano, Torre Fiorentina, Villa Chigi, Sovicille, Casole d’Elsa, Monteriggioni, Radicondoli, Asciano, Buonconvento, Castiglione d’Orcia), Pisa (Volterra, Pomarance, Castelnuovo Val di Cecina) e Arezzo (Monte San Savino) e nella città di Pistoia (Palazzo Comunale).
I costumi del film, a cura di Carlo Poggioli, sono stati confezionati nei laboratori di sartoria di Manifatture Digitali Cinema a Prato.

Avevo già battezzato la Toscana in altri film nella mia vita, ma in questo ho trovato una Toscana che non conoscevo. Una Toscana molto dura, molto più vasta, però altrettanto bella: quella tra Siena e il Volterrano. È un luogo meraviglioso e tutte quelle location con questi canyon, le falesie e questi fiumi che si aprono in piccoli laghetti in mezzo alle rocce. Sono tutti posti molto difficili per andarci a girare. Ma abbiamo fatto uno sforzo sia produttivo che umano importante proprio perché io volevo che questa Toscana non fosse quella del Chianti o della Val d’Orcia, ma fosse una Toscana difficile, come poteva esserlo nel ‘600, soprattutto dalle parti di Volterra, dell’Amiata. Cercavo una Toscana completamente diversa”, spiega Veronesi.

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