Un omaggio ai 90 anni di Monica Vitti ricordando il suo film Teresa la ladra

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Tante sono state le iniziative per rendere omaggio alla straordinaria attrice che qui ricordiamo nel film di Carlo Di Palma girato a Livorno nel 1973

Donna e artista trasversale, capace di passare dal genere drammatico alla commedia, Monica Vitti è una delle ultime grandi dive del cinema italiano. L’attrice romana ha compiuto 90 anni il 3 novembre scorso e ormai da vent’anni purtroppo si è ritirata dalle scene a causa di una malattia degenerativa.

Monica Vitti è una di quelle attrici che ancora oggi rendono immortale il cinema italiano nel mondo con una carriera durata oltre quarant’anni con più di 60 film con interpretazioni tra le più eterogenee: dai ruoli drammatici della “trilogia dell’incomunicabilità” di Michelangelo Antonioni a quelli più brillanti che la fecero amare dal grande pubblico. Nei suoi tanti film è stata capace di trasformarsi di volta in volta: una donna distaccata, misteriosa e seducente, una bionda dall’aria sfuggente o una romana verace ed esuberante.

Tra i personaggi che ha interpretato, la ricordiamo quinel ruolo di Teresa Numa inTeresa la ladra, pellicola del 1973 per la regia di Carlo Di Palma, le cui riprese interessarono anche la città di Livorno.

Il film è liberamente tratto dal libro di Dacia Maraini Memorie di una ladra, di cui la stessa Vitti aveva acquisito i diritti per la trasposizione cinematografica e scelto gli sceneggiatori: Age e Scarpelli, il noto duo formato da Agenore Incrocci e Furio Scarpelli. La pellicola, considerata uno dei capolavori del filone neorealista, oltre alla denuncia del contesto storico della Seconda guerra mondiale, porta sullo schermo il terribile mondo dei manicomi. I pazienti trattati come animali, spogliati di ogni avere e dignità e costretti a trascorrere un’esistenza di abusi. La figura di Teresa Numa è ispirata ad una detenuta conosciuta dalla Maraini nel 1969, durante un’inchiesta giornalistica sulle condizioni delle carceri femminili italiane.

Trama

Teresa Numa, orfana di madre, abbandona la casa in cui vive con il padre, un contadino dal carattere violento che non prova alcun affetto per lei. La donna, rimasta vedova dopo aver perso il marito in guerra, passa da un lavoro all’altro ma si trova spesso costretta a piccoli furti per cercare di sopravvivere. Teresa finirà per affrontare una disgrazia dopo l’altra, con lo spettro del secondo conflitto mondiale e del fascismo a complicarle inevitabilmente la vita.

Location

L’epopea della protagonista, che inizia e termina con una liberatoria corsa in un prato, passa attraverso il fascismo, la liberazione, il boom economico e si sposta da Roma a Livorno, da Genova a Milano, raccontando una galleria di personaggi e situazioni memorabili.
Ben riconoscibili sono i luoghi livornesi: la scena in cui Teresa e Dina, interpretata da una giovane Isa Danieli, adescano un uomo per portarlo al cinema e rubargli il portafoglio, è girata agli Scali Del Pesce nel Quartiere Venezia. Da notare che all’epoca del film, il palazzo che si intravede sullo sfondo, Palazzo Franceschi, portava ancora i segni dell’ultimo conflitto mondiale.

Le altre location di Livorno sono il cinema Odeon in Largo Dei Valdesi 6, e il cinema Jolly in Via Michoni. In entrambi i luoghi sono ambientate le scene in cui le due donne portano gli uomini per rubar loro il portafoglio. Il cinema Odeon, un tempo la sala più grande di Livorno, successivamente fu in parte parte abbattuto. Il cinema Jolly, edificato nel 1913 in pieno stile Liberty, già teatro Margherita, è stato invece completamente restaurato nel 2017 ma adibito ad altre funzioni.

Il legame artistico e sentimentale con Carlo Di Palma

Teresa la ladra vede l’esordio alla regia di Carlo Di Palma, già esperto Direttore della fotografia, grazie alle collaborazioni con Visconti, Rossellini, Antonioni, Monicelli e soprattutto con Woody Allen per oltre 10 anni (da Hannah e le sue sorelle del 1986 a Harry a pezzi del 1997).
Monica Vitti e Carlo Di Palma si conobbero nel 1964, sul set di Deserto Rosso di Michelangelo Antonioni. Ma fu solo nel 1968 che cominciarono a frequentarsi. Fu l’inizio di una travolgente storia d’amore, la seconda più importante nella vita della grande attrice, che proseguì fino al 1974.

Un legame artistico oltre che sentimentale: Monica Vitti venne diretta dal regista in altri due film: Qui comincia l’avventura (1975) e Mimì Bluette fiore del mio giardino (1976).

(Carlo Di Palma e Monica Vitti)

Cast e Premi del film Teresa la ladra

Monica Vitti (Teresa Numa in Nardecchia) Michele Placido (Tonino Santità), Stefano Satta Flores (Ercoletto), Isa Danieli (Dina), Valeriano Vallone (Sisto Nardecchia), Luciana Turina (Gianna la boccona), Carlo Delle Piane (Occhi Tristi). Il film ricevette due candidature ai Nastri d’argento nel 1974: miglior regista esordiente a Carlo Di Palma e migliore attrice protagonista a Monica Vitti.

(La locandina del film)

Monica Vitti: la musa di Michelangelo Antonioni

Monica Vitti, (vero nome Maria Luisa Ceciarelli), nacque a Roma nel 1931, è considerata ancora oggi l’unica “mattatrice” della commedia all’italiana, che riuscì a tenere testa ai grandi colleghi uomini come Alberto Sordi, Ugo Tognazzi, Vittorio Gassman, Nino Manfredi e Marcello Mastroianni.

Esordì al cinema con Ridere! Ridere! Ridere!, un film del 1954 diretto dal regista Edoardo Anton. Dopo essersi diplomata all’Accademia Nazionale di Arte Drammatica si unì alla compagnia teatrale di Sergio Tofano, dimostrando fin dall’inizio doti comiche.

E poi ci sono incontri che cambiano la storia del cinema. Uno di questi fu proprio l’incontro con il regista ferrarese Michelangelo Antonioni, sul finire degli anni Cinquanta. Entrambi andarono oltre le banalità del rapporto tra artista e “musa”, creando una relazione di reciproca ispirazione oltre che amorosa.

Il regista la aveva vista recitare sul palco Feydeau e la chiamò per doppiare, con la sua bella voce roca, la benzinaia Virginia, interpretata da Dorian Gray ne Il grido (1957). È un colpo di fulmine artistico e sentimentale. “Lei ha una bella nuca, potrebbe fare cinema” dice lui. “Ho anche una faccia, o mi vuole inquadrare solo di spalle?” è la risposta.

Una relazione durata circa dieci anni fra alti e bassi che lasciò il segno anche nel cinema con dei film capolavoro. Il primo capitolo della “trilogia dell’incomunicabilità” è L’avventura (1960) che fu presentato in concorso al 13° Festival di Cannes, aggiudicandosi il Premio della giuria, nonostante numerose critiche da parte del pubblico e di tutta la stampa, disorientati dalla novità del film capace di affrontare temi nuovi come l’alienazione e il disagio esistenziale. Nel secondo film, La notte (1961), la Vitti, nei panni della tentatrice Valentina, conquistò la critica grazie all’interpretazione di un personaggio tragico e intellettuale, capace di battute memorabili (‘Mi fanno male i capelli’) e di silenzi retti in primo piano davanti alla cinepresa. Come anche nel film successivo, L’eclisse (1962), dove interpreta la misteriosa e scontenta Vittoria. Ma è con Deserto rosso (1964), Leone d’oro a Venezia come miglior film, che la Vitti, nei pannidella nevrotica Giuliana, viene proiettatanel panorama internazionale. 

(Michelangelo Antonioni e Monica Vitti sul set di Deserto Rosso)

L’incontro con Mario Monicelli e con la comicità

L’attrice a metà degli anni Sessanta, pur possedendo un temperamento drammatico, volle affrontare nuove sfide. Complice anche la fine del legame con Antonioni, scoprì dentro di sé un particolare ed innato talento comico ed autoironico.

L’autore di questo cambiamento fu il regista toscano Mario Monicelli che la reinventò, così come aveva fatto dieci anni prima, ne I soliti ignoti (1958) con Vittorio Gassman, trasformando un grande attore di teatro in una travolgente maschera della commedia italiana.
Monica Vitti diventa quindi Assunta in La ragazza con la pistola (1968), dove interpreta una giovane donna siciliana, disonorata, che parte alla volta di Londra per raggiungere e vendicarsi di Vincenzo, interpretato da Carlo Giuffrè, fuggito dal possibile matrimonio riparatore.

Da icona di una cinematografia intimistica ad attrice di prorompente vitalità. Il film le valse tanti premi, tra cui il David di Donatello e il Nastro d’argento come migliore interprete femminile.

(Mario Monicelli e Monica Vitti sul set de La ragazza con la pistola)

Monica & Alberto

“Ti voglio molto bene, la nostra amicizia è basata su amore e stima professionale”, queste le parole di Alberto Sordi nei confronti di Monica che diresse in tre film: Amore mio aiutami (1969) in cui c’è la celebre sequenza degli schiaffi presi però dalla controfigura, una giovanissima Fiorella Mannoia, Polvere di stelle (1973) e Io so che tu sai che io so (1982.

(Alberto Sordi e Monica Vitti in una scena di Polvere di Stelle)

Prestigiosi riconoscimenti

Monica Vitti ha vinto numerosi premi durante la sua carriera. Tra questi cinque David di Donatello come miglior protagonista (più altri quattro riconoscimenti speciali), tre Nastri d’Argento, dodici Globi d’oro (di cui due alla carriera), un Ciak d’oro alla carriera, un Leone d’oro alla carriera a Venezia (nel 1995), un Orso d’argento alla Berlinale, una Concha de Plata a San Sebastian e una candidatura la premio BAFTA.


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