Nell’anniversario dei 100 anni dalla nascita di Ugo Tognazzi, lo ricordiamo in Amici Miei

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Attore, regista e comico, Ugo Tognazzi è stato uno dei protagonisti della stagione d’oro della commedia all’italiana grazie ai suoi indimenticabili personaggi

Cento anni fa, il 23 marzo del 1922, nasceva a Cremona Ugo Tognazzi, tra i principali interpreti del cinema italiano di quegli anni, insieme a Vittorio Gassman, Marcello Mastroianni, Alberto Sordi, Nino Manfredi e Monica Vitti. Un personaggio unico ma anche molteplice, capace di incarnare la comicità nel dramma e viceversa.

Artista di indiscusso talento, dopo aver esordito a teatro, passa alla tv, raggiungendo negli anni ’50 la popolarità in coppia con Raimondo Vianello. La sua prima apparizione sul grande schermo è con I cadetti di Guascogna (1950) per la regia di Mario Mattoli. Da questo momento inizia la lunga carriera cinematografica con oltre 150 film. Tra i più importanti: Il federale (1961) e La voglia matta (1962) per la regia di Luciano Salce, La marcia su Roma (1962) e I mostri (1963) diretti da Dino Risi, La via agra (1964, Carlo Lizzani), La donna scimmia (1964, Marco Ferreri), Romanzo Popolare (1974, Mario Monicelli), Il Vizietto (1980, Eduard Molinaro), Il petomane (1983, Pasquale Festa Campanile) e ovviamente la trilogia di Amici Miei, solo per citarne alcuni.

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(Romanzo popolare)

L’amore per la cucina

Tognazzi è famoso anche per la grande passione per la cucina, un vero e proprio cultore della buona tavola. Nel 1981 dichiara, nel ricevere la Palma d’oro al Festival di Cannes per l’interpretazione in La tragedia di un uomo ridicolo di Bernardo Bertolucci: “È uno scherzo? Se lo è vado a suicidarmi sulla Croisette con una forchetta, e gli spaghetti, naturalmente”.

(Intervista al Festival di Cannes)

Qualche anno più tardi, in un’intervista rilasciata alla Rai racconta: “L’attore? A volte mi sembra di farlo per hobby. Mangiare no: io mangio per vivere. E mi sento vivo davanti a un tegame. L’olio che soffrigge è una musica per le mie orecchie. Il profumo di un buon ragù, l’adoprerei anche come dopo barba. Un piatto di fettuccine intrecciate o una oblunga forma d’arrosto, per me sono sculture vitali, degne di un Moore”.

(Tognazzi ai fornelli nel 1965)

Un legame speciale con Firenze: il conte Raffaello “Lello” Mascetti

Per tutti i fiorentini Ugo Tognazzi è il conte Raffaello Mascetti di Amici Miei, il nobile squattrinato ed amante della bella vita e delle donne, protagonista della celebre trilogia di Amici Miei. Il personaggio del conte Mascetti, intrepretato magistralmente da Tognazzi, è entrato nella memoria e nel gergo dei fiorentini con le suesupercazzole’ usando dei termini improbabili come Antani, Terapia tapioco, Brematurata, diventati ormai, nella lingua italiana, sinonimi di non-sense.

(Tognazzi nei panni del conte Mascetti in “Amici Miei“)

AMICI MIEI

Inizialmente per il ruolo del Conte Mascetti era stato scelto Marcello Mastroianni, mentre Ugo Tognazzi doveva interpretare il giornalista Perozzi. Mastroianni però rifiutò la parte perché riteneva che nei film corali, la sua prestazione venisse sempre superata dagli altri attori co-protagonisti. La parte fu proposta dal regista Mario Monicelli a Raimondo Vianello, che però rifiutò. Il personaggio fu allora assegnato a Tognazzi e per la parte del giornalista fu ingaggiato invece Philippe Noiret (insieme i due attori avevano già lavorato nel film di Marco Ferreri La grande abbuffata del 1973).

Così si descrive lo stesso Mascetti: “Nato a Firenze da una nobilissima famiglia (già presente nelle cronache fiorentine nel 1191) caduta purtroppo in disgrazia dopo aver dilapidato tutta la fortuna non ho mai lavorato un solo giorno in vita mia e fino a 21 anni mi sono fatto vestire e spogliare dal cameriere”. l suoi modi forbiti ed eleganti, la sua parlantina eccezionale, accentuano la bravura nel maltrattare le sue povere vittime, e ne fanno il pilastro di tutta la saga di Amici Miei. Capace di effettuare i più atroci scherzi lessicali (basta pensare alla scena iniziale ai danni del vigile), grazie alla tecnica di sua invenzione: la supercazzola. Indifferente ai bisogni della sua famiglia, che ha spedito a tempo indeterminato in uno sperduto paesino dell’Appennino Pistoiese, si invischia sempre in relazioni extraconiugali, come con la giovanissima amante Titti.

(Il conte Mascetti con l’amante Titti)

La regia e gli sceneggiatori

Nel 1975 Mario Monicelli, porta sul grande schermo il primo capitolo della trilogia cinematografica di Amici Miei, a cui segue nel 1982, sempre per la regia di Monicelli, Amici Miei atto II e nel 1985 l’ultimo capitolo Amici Miei – Atto III, questa volta per la regia di Nanni Loy.

Il progetto del film nasce da un’idea di Pietro Germi insieme agli sceneggiatori Leo Benvenuti, Piero De Bernardi e Tullio Pinelli, con lo stesso Germi dietro la macchina da presa. Il luogo scelto per le riprese è inzialmente Bologna, ma le condizioni di salute del regista peggiorano a tal punto (Germi, infatti, muore nel 1974) da non permettergli di dirigere la pellicola. Mario Monicelli viene scelto per dirigere il film e l’intera vicenda trova la sua perfetta collocazione a Firenze. Nei titoli di testa del film, tuttavia, si rende omaggio all’autore: “un film di Pietro Germi” e a seguire “regia di Mario Monicelli”.
Il significato del titolo, secondo uno degli attori protagonisti, Gastone Moschin, è da riferirsi all’addio di Pietro Germi: “amici miei, ci vedremo, io me ne vado”.

(Mario Monicelli con Tognazzi sul set)

Il film, in sala nel 1975, nonostante il divieto per i minori di anni 14, fa registrare un grande successo al botteghino, con un incasso di quasi 8 miliardi di lire. Mario Monicelli e Ugo Tognazzi ottengono rispettivamente il David di Donatello per il Miglior Regista e il Miglior Attore Protagonista.

Trama

Nella Firenze di metà anni ’70, quattro inseparabili amici d’infanzia rompono la monotonia della solita, insulsa e noiosa vita cittadina ideando dei diabolici scherzi goliardici che loro chiamano zingarate. I quattro buontemponi sono il nobile decaduto Conte Raffaello “Lello” Mascetti (Ugo Tognazzi), l’architetto comunale Rambaldo Melandri (Gastone Moschin), il giornalista Giorgio Perozzi (Philippe Noiret) e il barista Guido Necchi (Duilio Del Prete). Tutti di estrazione sociale e mestieri completamente differenti, ma tutti uniti da una profonda amicizia. Nel corso della narrazione, ai quattro amici si aggiungerà il professor Alfeo Sassaroli (Adolfo Celi), brillante chirurgo di fama nazionale ma profondamente annoiato, anche lui, da un’insopportabile vita privata, con una moglie bellissima, due figlie, la governante e l’enorme cane San Bernando al seguito.

(Il cast al completo)

Location: Firenze

Partendo dal palazzo che ospita la sede del giornale La Nazione (in realtà un un palazzo privato in via Magliabechi) fino a raggiungere le ultime scene del funerale in Piazza Santo Spirito, la vicenda si snoda attraverso innumerevoli location fiorentine, evitando i luoghi più scontati (niente Ponte Vecchio o Santa Maria Novella) per concentrarsi invece su scorci più caratteristici. Il film si apre con il Perozzi che lavora come capocronista a La Nazione, il quotidiano di Firenze. Lo conosciamo attraverso le sue parole, come voce fuori campo (il doppiatore è Renzo Montagnani che nel sequel prenderà invece fisicamente il posto di Duilio Del Prete impersonando il Necchi), e lo seguiamo prima a piedi tra via Magliabechi, Borgo Santa Croce e Piazza Santa Croce, e poi in auto attraversando Piazza Peruzzi e Piazza Ghiberti. Nel tragitto, senza meta, incontra i compagni di avventure: il Melandri a spasso con il cane in via Tommaso Campanella ed il Mascetti sul Viale dei Pini, all’Isolotto. L’ultimo è il Necchi, che si trova nel suo bar, in via dei Renai (oggi il bar è chiuso e accanto a questo si trova il Supercazzola store, un negozio dedicato alla vendita di gadget ispirati al film).

Una volta riuniti, i quattro si avviano verso le colline fiorentine: sul Monte Oriolo, a sud di Firenze, per proseguire poi lungo via Mugnana.

Il primo dei tanti lunghi flashback su cui poggia buona parte del film, in un gioco di rimandi cronologici, ci presenta il Professor Sassaroli. La scena comincia infatti con la degenza alla clinica di Pescia, dove il Sassaroli esercita come chirurgo e dove i quattro vengono ricoverati a seguito di un incidente d’auto. La clinica, in realtà non è a Pescia ma si trova a Firenze: è l’Istituto del Salviatino, poco sotto le colline di Fiesole.

(La scena della clinica all’Istituto del Salviatino)

Tra le altre location del film ben riconoscibili anche Villa Machiavelli sull’omonima via (la casa del Sassaroli) e l’Albergo Porta Rossa in via Porta Rossa. Qui, nella stanza 18, il Melandri trova la giovane amante Titti (interpretata da Silvia Dionisio), dopo averla pedinata da via Monalda, in compagnia della sua nuova amante. Fanno poi da sfondo alle varie burle organizzate dai protagonisti la Farmacia Pitti in Piazza San Firenze (la farmacia, tuttora esistente, è il luogo dove si svolge la famosa scena delle compresse di cefalo), il Museo Archeologico in Via della Colonna (la scuola della Titti). E ancora il Lungarno della Zecca Vecchia, il Castello di Marignolle (la location della festa), e il Mandela Forum a Campo di Marte (per molto tempo si è creduto che la scena fosse stata girata al carcere di Sollicciano), luogo scelto per la divisione del malloppo con il malcapitato Righi (il buffo e credulone pensionato interpretato dall’attore francese Bernard Blier). Sono riconoscibili anche due sale cinematografiche del centro storico: il Cinema Astra in Piazza Beccaria (chiuso nel 2015) dove i cinque amici leggono sul giornale i titoli dei film a luci rosse, e il Cinema Odeon in Piazza Strozzi.

(Al centro Bernard Blier nei panni del Righi. Foto: Movieplayer.it)

Una delle scene più famose, forse la più simbolica, è quella della stazione, dove i cinque amici prendono a schiaffeggiare i passeggeri affacciati ai finestrini dei treni in partenza, passando da un binario all’altro a seconda di dove ci sia un treno prossimo a partire. La stazione degli schiaffi è quella di Santa Maria Novella.

La scena degli schiaffi è stata ripresa in molti film italiani: Paolo Villaggio in Fantozzi alla riscossa (1990, regia di Neri Parenti) con la sola differenza che il treno è in arrivo e non in partenza: per questo Fantozzi verrà poi malmenato dai passeggeri infuriati; A spasso nel tempo (1996, regia di Carlo Vanzina) dove, nella Firenze del Quattrocento, Christian De Sica, Massimo Boldi e Marco Messeri tirano schiaffi alle persone affacciate nelle carrozze.

Il funerale del Perozzi

Il celebre funerale del Perozzi trova la sua ambientazione nella chiesa di Santo Spirito nell’omonima piazza, dove ai pianti si sostituiscono ben presto le risate degli amici, che nella loro ultima diabolica invenzione prendono in giro il Righi. La più grande farsa, organizzata dagli amici, è infatti quella di far credere al povero anziano di essere invischiato in una diatriba tra organizzazioni criminali con tanto di sparatoria finale. In questa occasione il Perozzi trova la morte, vittima di una vendetta mafiosa. Melandri, Sassaroli e Mascetti non riescono a trattenere le risate, anche in un’occasione così seria.

Nel 2010, trentacinque anni dopo il primo atto di Amici Miei, la scena del funerale viene girata nuovamente, sempre in Piazza Santo Spirito dal regista fiorentino Federico Micali, per il cortometraggio Amici Miei – L’ultima zingarata. Le riprese si svolgono nella storica piazza alla presenza di un ospite d’onore: Mario Monicelli. Un remake della scena, come l’avrebbe immaginata il Melandri, con tanto di carro funebre, processione, banda di orchestrali, musicisti e majorettes.

AMICI MIEI ATTO II

Nel 1982 Monicelli dirige il secondo capitolo, Amici Miei Atto II, questa volta dando un tono più malinconico e affrontando tematiche diverse, più drammatiche. Se il primo capitolo è incentrato sulla mezza età, stavolta i personaggi sono costretti a ricordare: il film inizia infatti al cimitero (il Cimitero delle Porte Sante a San Miniato al Monte), sulla tomba del Perozzi. Le zingarate fanno da sfondo ad alcuni eventi tragici, l’alluvione di Firenze e la malattia che colpisce il Mascetti. Più che una commedia il film è un dramma anche se non mancano le scene e le battute che hanno reso celebri i personaggi protagonisti (“Che cos’è il Genio? È fantasia, intuizione, colpo d’occhio e velocità di esecuzione” detta dal Melandri). E soprattutto le mitiche zingarate, le partenze senza meta né scopo che possono durare un giorno, una settimana o anche di più.

Come la scena alla Torre Pendente di Pisa con i nostri amici intenti, nelle vesti di operai del Comune, a sorreggere la Torre per un suo imminente crollo, prendendo in giro i turisti presenti.

Tra le altre location del film anche la Certosa di Calci e il Grand Hotel La pace a Montecatini Terme (qui viene girata la scena del “rigatino”, con protagonista la contorsionista spagnola).

(Il set alla sede del quotidiano La Nazione in Viale Giovine Italia. Foto: Nazione.it)

AMICI MIEI ATTO III

Nel 1985 il film ha un seguito, Amici miei – Atto III, questa volta con la regia di Nanni Loy. E’ il capitolo finale della saga e anche l’ultima interpretazione di Adolfo Celi (l’attore morirà infatti un anno dopo la fine delle riprese). Tra le scene fiorentine ben riconoscibili troviamo Villa La Loggia in via Bolognese, il Giardino dell’Orticoltura e Piazza Santa Maria Novella, ma anche Prato e San Michele di Moriano in provincia di Lucca (scena della casa d’appuntamenti).

Cast e premi

Ugo Tognazzi (Raffaello “Lello” Mascetti), Gastone Moschin (Rambaldo Melandri), Philippe Noiret (Giorgio Perozzi); Duilio Del Prete (Guido Necchi), Adolfo Celi (professor Alfeo Sassaroli), Bernard Blier (Nicolò Righi), Marisa Traversi (Bruna, l’amante di Perozzi), Milena Vukotic (Alice Mascetti), Franca Tamantini (Carmen Necchi), Olga Karlatos (Donatella Sassaroli), Silvia Dionisio (Titti), Angela Goodwin (Laura Perozzi), Maurizio Scattorin (Luciano Perozzi).

David di Donatello: Miglior regista a Mario Monicelli, Miglior attore protagonista a Ugo Tognazzi. Nastri D’argento: Miglior produttore ad Andrea Rizzoli,  Miglior soggetto originale a Pietro Germi, Leonardo Benvenuti, Piero De Bernardi, Tullio Pinelli, Miglior sceneggiatura a Pietro Germi, Leonardo Benvenuti, Piero De Bernardi, Tullio Pinelli. Globi d’oro: Miglior attore rivelazione a Duilio Del Prete.



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