L’energia esplosiva di Dafne arriva alla Berlinale

“Dafne”, la seconda opera di Federico Bondi interpretata da Carolina Raspanti, impiegata-scrittrice affetta dalla sindrome di Down, è stata presentata nella sezione Panorama della Berlinale. Ma non è una storia sulla diversità e sull’handicap, bensì il viaggio di una famiglia alla ricerca di un equilibrio esistenziale dopo l’improvvisa morte della madre.

Dafne ha trent’anni e un cromosoma in più, una condizione genetica scientificamente definita come sindrome di Down. È una creatura meravigliosa che affronta il mondo senza filtri, con l’incoscienza di una bambina e il coraggio di una donna, con una vitalità travolgente che utilizza anche per scuotere il padre, sprofondato nella depressione dopo che gli equilibri familiari sono andati in frantumi con la scomparsa della moglie. Tante e spiazzanti doti che sono le stesse che non si può non notare nell’attrice che la interpreta, una straordinaria Carolina Raspanti, anche lei con sindrome di Down e che su questa condizione ha scritto due libri che da qualche anno presenta in giro per l’Italia. Grazie proprio a questi romanzi e a un video di una sua presentazione pubblicato su YouTube dal un canale locale, ha colpito l’attenzione del regista Federico Bondi, che ha fatto di tutto per entrare in contatto con lei e proporle il progetto. “Ho accettato di fare il film e mi sono calata con naturalezza nel personaggio perché lo sentivo mio – racconta Carolina- volevo far emergere anche la mia personalità, il mio modo di rapportarmi con le persone. La semplicità e la naturalezza di Dafne riflettono quello che sono realmente nella vita”.

Dafne è il secondo lungometraggio di Federico Bondi (Mar Nero, 2008), prodotto da Vivo film con Rai Cinema e distribuito da Luce Cinecittà dal 21 marzo, la Giornata Mondiale sulla Sindrome di Down. “Non sarei stato capace da solo di scrivere la sceneggiatura se non avessi conosciuto Carolina, che mi ha da subito colpito profondamente -racconta il regista – È una ragazza con un grande buonsenso, rispetta tutte le regole che si dà, dal tenersi a dieta al non bere.  Quello che pensa fa, non ha contraddizioni, a differenza di me e della maggior parte delle persone che conosco. Ma la cosa che più mi ha colpito di lei è la voglia di vivere, lo stupore, la sua sensibilità. Anche perché non volevo fare un film sulla diversità in generale ma cercare di approfondire quelle che sono le risorse che ognuno ha dentro di sé”.

 

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