La Casa di Carta: quando il Professore e Berlino si incontrarono a Firenze

In attesa dell’uscita della V stagione della celebre serie, ricordiamo le riprese a Firenze del III capitolo che fecero impazzire i fan toscani

La Casa di Carta, una delle serie più viste al mondo, finalmente giunge al gran finale. Netflix, dopo mesi di attesa a causa del Covid, ha svelato la data di uscita della quinta e ultima stagione: il 3 settembre. Vedremo la serie divisa in due parti composte da cinque episodi ciascuna, l’uscita della seconda parte è prevista il prossimo dicembre.

L’attesa dunque sta per finire, sapremo se il Professore e la Banda troveranno il guizzo necessario per ribaltare l’ennesima situazione a loro sfavore. Riusciranno Tokyo, Rio, Lisbona, Denver e gli altri componenti della banda a scappare dalla Zecca di Stato Spagnola? E il Professore riuscirà a liberarsi dalla detective Sierra? 

Trama

La vicenda parte dall’incredibile piano criminale ideato dalla mente geniale del Professore, Sergio Marquina (Alvaro Morte), per derubare la Zecca di Madrid: barricarsi dentro per stampare 2,4 miliardi di euro. Per raggiungere il suo obiettivo, il Professore ha reclutato attentamente un gruppo di otto persone, che possono utilizzare solo degli appellativi fittizi di nomi di città, da introdurre nella Zecca. Tutti con abilità diverse e specifiche, ma soprattutto nulla da perdere. I criminali reclutati si riuniscono in una tenuta nella campagna di Toledo per studiare scrupolosamente il piano e prepararsi al meglio. Ognuno ha un compito preciso per la riuscita del colpo ed è fondamentale rimanere nell’anonimato, motivo per il quale entrati nella Zecca indossano tute rosse e una maschera di Salvador Dalì. Dall’altro lato della barricata si trova la detective, Raquel Murillo (Itziar Ituño), che si trova a dover giocare una fondamentale partita a scacchi con il Professore. Lui, rimasto fuori dalla Zecca per gestire il piano, tenterà in ogni modo di manipolare lei e tutto il corpo di polizia.

Firenze, protagonista della III serie

La terza stagione della serie venne girata fuori dalla Spagna, tra la fine del 2018 e l’inizio del 2019.
Negli episodi troviamo Helsinki e Nairobi in Argentina, il Professore e Raquel in Thailandia. Monica e Denver vivono in Indonesia mentre Tokyo e Rio sulle Isole San Blas a Panama. Ed infine Firenze, unica città italiana protagonista di alcune scene girate nel gennaio del 2019.

La presenza del personaggio di Berlino (interpretato da Pedro Alonso) nella città toscana scatenò una grande curiosità rispetto all’evolversi della storia. Ricordiamo infatti, per quei pochi che non conoscono la trama ed i suoi protagonisti, che il finale della precedente stagione vedeva proprio Berlino morire nella Zecca di Stato permettendo agli altri componenti della banda di salvarsi. Tante furono le congetture dei fans e della stampa, tutti ponevano la stessa domanda: Berlino è ancora vivo? O si tratta di un flashback?

(Il backstage delle riprese a Firenze)

Alcuni scatti del set:

Location

Forte scalpore suscitò la presenza di Alvaro Morte e Pedro Alonso – rispettivamente il Professore e Berlino – la mattina di venerdì 4 gennaio del 2019 a Firenze. La notizia, nonostante il freddo invernale, attirò numerosi fan e amanti della serie increduli di vedere i loro beniamini proprio a Firenze.  

La scena riprendeva l’incontro con abbraccio tra il Professore e Berlino in Piazza del Duomo, girata alle prime luci dell’alba. Ben presto la voce della presenza dei due attori si sparse sui social e velocemente accorsero nella Piazza tantissimi giovani armati di smartphone per immortalare gli attori.
Le riprese erano state anticipate qualche giorno prima dall’Ansa e salutate con entusiasmo dal Sindaco di Firenze Dario Nardella. «Benvenuto a Firenze al cast della Casa di Carta», dichiarava su Twitter il primo cittadino invitando il «Professore» a visitare la Torre della Zecca, in chiaro riferimento alla Zecca madrilena della serie. 

I fan assisterono in silenzio allo shooting che, dopo Piazza del Duomo, si spostò a Piazzale Michelangelo. Qui, per una particolare inquadratura dall’alto, venne posizionata una piattaforma aerea con la macchina da presa dentro un cestello. Salendo in alto la macchina da presa inquadrava, con una panoramica, la testa del David, il Piazzale e la città. 
Molti i selfie e i video condivisi su Instagram anche dagli stessi attori, increduli di tanto entusiasmo, che si “donarono” con generosità ai tanti fan in un vero e proprio bagno di folla, cosa impensabile oggi ai tempi del Covid!

Durante la loro breve permanenza a Firenze, gli attori Alvaro Morte e Pedro Alonso, fecero tappa agli Uffizi, guidati dallo stesso Direttore Eike Schmidt con cui scambiarono un paio di battute: “A che ora chiude il museo?”, chiese il Professore osservando attentamente le protezioni della Venere e le telecamere presenti nella sala. “E’ impossibile da rubare”, replicò sorridendo Schmidt. “Lei non sa con chi sta parlando”, ribattè scherzosamente il Professore.

Pedro Alfonso, il Direttore degli Uffizi Eike Schmidt e Alvaro Morte

Curiosità

Molte sono le curiosità sulla serie, a partire dallo stesso titolo che doveva essere Los Desahuciados, ovvero I disperati. Inizialmente tutti i componenti della banda dovevano essere accomunati da una malattia terminale: persone che non avevano nulla da perdere.
Ciò avrebbe però tolto molto alla serie tv; si è deciso che solo Berlino avrebbe mantenuto questa caratteristica.

La canzone usata più volte nella serie è Bella Ciao, diventata il canto della resistenza e di libertà in varie parti del mondo. La sua conoscenza si è diffusa dopo la prima pubblicazione del testo a metà degli anni Cinquanta, diventando celeberrima dopo il Festival di Spoleto del 1964 in quanto associata al movimento partigiano italiano.

L’esterno dell’edificio in cui si svolge la rapina non è la vera Zecca Reali di Spagna, in realtà si tratta del Consiglio nazionale delle ricerche spagnolo a Madrid (dove poterono girare solo il sabato e la domenica). La produzione fece richiesta formale di girare la serie alla Zecca ma fu negata.

Ogni rapinatore assume un nome di città (l’autore Alex Pina dice di essersi ispirato ai nomi di colori usati ne Le iene di Quentin Tarantino) per questioni di anonimato: Tokyo, Denver, Nairobi, Rio, Mosca, Berlino, Helsinky e Oslo svelano nel corso delle stagioni le loro storie.  
Mosca (Paco Tous) ad esempio doveva essere Chernobyl, Nairobi (Alba Flores) invece Camerun e Oslo (Roberto Garcia) Valencia.
I nomi di queste città sono rimasti come nomi in codice degli omonimi piani. 

Il personaggio di Tokyo, voce narrante della serie, è stato ispirato, per il taglio di capelli e il modo di vestire, alla Mathilda interpretata da Natalie Portman nel film Léon del 1994. 
Secondo gli autori, in origine la voce narrante doveva essere affidata al Professore ma poi hanno ritenuto che fosse una scelta troppo narcisistica. Allora hanno pensato a Mosca per conferire un tono più leggero e informale.
Alla fine però la scelta è caduta su Tokyo per dare una prospettiva femminile in una ambiente prevalentemente maschile. 

Tuta rossa e maschera Dalì

Ma perché indossano tutti la maschera di Dalì e la tuta rossa?
A dare questa risposta è stato Miguel Amoedo, direttore della fotografia della serie. Ha spiegato che l’intenzione era stata fin da subito di scegliere un volto rappresentativo della cultura spagnola.
Si è quindi passati da Don Chisciotte a Pablo Picasso, ma alla fine Dalì, con i suoi particolari baffetti all’insù era la maschera perfetta e si adattava alla forma del viso degli attori.
Per quanti riguarda invece la tuta, il rosso è il colore della Rivoluzione Cubana ma dona anche un senso di unità e fratellanza.

Un successo mondiale targato Netflix

Un successo incredibile quello de La Casa di Carta (titolo originale La casa de papel e Money Heist nella versione internazionale), ideata da Alex Pina autore di un altro grande successo spagnolo Vis a Vis che vede due personaggi noti al grande pubblico Najwa Nimri (la Detective Sierra) e Alba Flores (Nairobi). 

La serie ha appassionato milioni di spettatori con la storia della “rapina perfetta” alla Zecca di Stato spagnola ad opera di una banda di ladri e malviventi dal cuore tenero. 
E pensare che le prime due stagioni, inizialmente uscite solo in Spagna e trasmesse dall’emittente Antenna 3, non ebbero un immediato successo.
Solo in seguito all’acquisizione del prodotto da parte del colosso americano Netflix, la serie venne rilanciata in tutto il mondo decretandone il successo.

La Casa di Carta è diventato infatti lo show di lingua non inglese più visto in tutti i tempi: tradotto in 22 lingue, distribuito in 190 paesi con 125 milioni di spettatori. La stessa produzione e il cast non si aspettavano un successo del genere, che loro stessi attribuiscono al malcontento globale relativo alla politica asservita alle lobby economiche.
Questo infatti è il motivo per cui, nonostante i protagonisti siano una banda di rapinatori, non proprio dei Robin Hood, sentiamo un senso di sollievo nel seguire le loro gesta, empatizzando con loro e con i loro successi. 

Concepita infatti come una serie evento di 15 episodi della durata di 70 minuti ciascuno, fu acquistata con i diritti in esclusiva per produrne altre serie, da Netflix.
In linea con i suoi altri prodotti, cambiò il formato in episodi della durata di 4-50 minuti ciascuno.
Gli episodi sono stati girati in ordine, con gli attori che hanno ricevuto le sceneggiature solo per il singolo episodio da girare quel determinato giorno, così da non sapere quale fosse il destino riservato al loro personaggio.

Cast e Premi

Úrsula Corberó (Tokyo), Álvaro Morte (il Professore), Itziar Ituño (Lisbona), Pedro Alonso (Berlino), Miguel Herrán (Rio), Jaime Lorente (Denver), Esther Acebo (Stoccolma), Enrique Arce (Arturo), Rodrigo de la Serna (Palermo), Darko Peric (Helsinki), Najwa Nimri (Sierra), Hovik Keuchkerian (Bogotà), Luka Peros (Marsiglia), Belén Cuesta (Manila), Fernando Cayo (il Colonnello Tamajo), Fernando Soto (Rubio), José Manuel Poga (Gandìa) e Mario de la Rosa (Suàrez).

La serie ha ricevuto molti premi tra cui il Premio Iris come Miglior Regia e Miglior Fiction. Nel 2018 si è aggiudicata l’International Emmy Award come Miglior serie drammatica.  

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