Dalla Toscana tre nuovi film arrivano ai Festival internazionali

‘Dafne’ di Federico Bondi alla Berlinale, il polacco ‘Dolce fine giornata’, girato a Volterra e ‘Storia di B. La scomparsa di mia madre’, al Sundance Film Festival.

La staffetta tra i festival internazionali del cinema parte a fine gennaio, con la nuova edizione del Sundance Film Festival (24 gennaio – 3 febbraio, Utah, Usa), fondato alla fine degli anni ’70 da Robert Redford e dedicato al cinema indipendente, che passerà il testimone alla storica manifestazione tedesca, la Berlinale, in programma dal 7 al 17 febbraio nella capitale tedesca.

Entrambe le manifestazioni vedranno la presenza di film legati alla Toscana. Al Sundance Film Festival sono due i titoli che si collegano con la regione: Dolce Fine Giornata, del regista polacco Jacek Borcuch, è stato girato la scorsa primavera a Volterra e all’Isola d’Elba, mentre Storia di B. La scomparsa di mia madre, documentario di Beniamino Barrese, è prodotto dal produttore e regista fiorentino Filippo Macelloni. Alla Berlinale sarà invece presentato in anteprima assoluta, nella sezione Panorama, il film Dafne, del regista fiorentino Federico Bondi. Il film di Beniamino Barrese e quello di Federico Bondi, sono sostenuti dal programma Sensi Contemporanei Toscana per il Cinema e si sono avvalsi del supporto di Toscana Film Commission.

Dolce fine giornata, prodotto da No Sugar Film, in collaborazione con Yanez Film, è scritto dal regista Jacek Borcuch insieme allo scrittore Szczepan Twardoch, noto per i libri Morfina e The King, qui al suo debutto nel ruolo di sceneggiatore. Il film, che vede nel cast la famosa attrice polacca Krystyna Janda (musa di Andrzej Wajda e Krzysztof Kieślowski), insieme a Kasia Smutniak, Vincent Riotta, Antonio Catania, Lorenzo de Moor e Robin Renucci, racconta della tranquilla vita di una famiglia in Toscana, nella quale però la protagonista Maria rompe gli equilibri, intraprendendo una relazione con un giovane immigrato, che ha contatti con l’ambiente terroristico.

All’iconica modella italiana, di fama internazionale Benedetta Barzini è invece dedicato il documentario Storia di B. La scomparsa di mia madre, firmato dal figlio Beniamino Barrese. Il mondo della moda vissuto da Benedetta Barzini negli anni ’60 e 70 sta scomparendo ormai, ma la determinazione di suo figlio nel realizzare un film che ne ritragga i momenti più importanti, testimonia un profondo e intenso rapporto madre-figlio, colto dallo sguardo della telecamera. In questo caso il legame con la Toscana è dato dal produttore, Filippo Macelloni, noto per aver diretto il film Il mundial dimenticato, presentato la Festival di Venezia 2011, alle Giornate degli Autori, realizzato con Lorenzo Garzella, regista con il quale ha fondato la Casa di produzione Nanof.

Dafne, di Federico Bondi, prodotto da Vivo Film, selezionato alla Berlinale 2019, è anche questo una storia familiare che ruota intorno ad una giovanissima protagonista (Dafne), affetta dalla sindrome di Down. Dopo la morte della madre, dalla quale aveva ricevuto un’educazione che l’aveva portata ad essere autonoma, la ragazza si rivelerà essere la colonna portante sulla quale il padre potrà fare affidamento.
Ancora una volta Federico Bondi, come già aveva fatto nei film Mar Nero e Educazione Affettiva, torna a parlare di buoni sentimenti, di un’umanità ritrovata, con un talento vero, che non lo fa mai cadere in modelli scontati, confermandosi una perla rara nella produzione italiana – e non solo – nella quale non è usuale trovare questa profondità introspettiva.

“Dafne – ha dichiarato Federico Bondi – è anche un invito ad abbandonare l’atteggiamento rigido del pregiudizio e sentimenti come la paura o la compassione davanti al “diverso”, grazie soprattutto all’ironia. Con una commistione di generi e senza trasformare la disabilità in tema d’intrattenimento, è un dramma in chiave di commedia, una “dramedy” a basso budget rivolta a un pubblico più vasto possibile. Contemporaneamente il film vorrebbe aderire a quel “cinema del reale”, libero e disorientante, che sappia restituire dignità e umanità ai personaggi, esprimere il dettaglio e l’intensità della vita, capace per questo di scuotere le coscienze e operare anche solo un piccolo cambio di prospettiva nello spettatore, qui sospeso tra il riso e il pianto”.

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